Set 27, 2015 - Senza categoria    No Comments

Né Leopardi, né Alfieri.

Un caro amico, uno dei pochi che legge questo blog, mi ha inviato il link ad un articolo de La Repubblica in cui si parla del saggio di Paola Mastrocola “La passione ribelle”.

Non ho letto il saggio, ma traggo spunto da questo articolo per dire, da insegnante, quello che penso sul fatto che studiare sia ormai controtendenza, quasi come una ribellione.

È vero. Gli alunni non studiano, e nemmeno gli adulti e gli insegnanti, non in percentuale accettabile. Però non so dire se studiassero dieci, venti, cinquanta, cento anni fa. Ho la sciagurata propensione a paragonare i miei alunni alla studentessa che sono stata e questo, temo, falsi tutte le percezioni e le valutazioni.

Io studiavo molto, ma studiavo soprattutto quello che mi piaceva. Mi piacevano i lirici greci, mi piaceva Shakespeare, mi piacevano alcune cose di algebra. Studiavo anche le altre materie, ma senza passione.

Rispetto a quello che io sapevo e sapevo fare, senza dubbio i miei alunni hanno prestazioni più scadenti e in prima superiore hanno le competenze che io avevo in quinta elementare.

Ricordo anche che mio padre aveva studiato latino soltanto alle medie ma fu in grado di aiutarmi nelle versioni per tutto il ginnasio.

Ma, ripeto, forse il mio errore sta nel paragonare me ai miei alunni, perché non sono in grado di fare paragoni più significativi.

Ragazzi che studiano ce ne sono anche adesso, anche nella scuola dove insegno io. Sono piccoli ribelli che ci aiutano a non sentirci folli. Ma credo che studiare fosse, più che mai in passato, una ribellione. Per chi apparteneva alle classi meno abbienti, per le donne, cosa c’era di più ribelle del voler studiare invece di trovare subito un lavoro o un marito?

E adesso? La cultura è a portata di mano, in Italia il diritto allo studio è riconosciuto quasi ovunque, ma i nostri alunni risentono dell’era digitale che rende tutto fruibile in pochi secondi, che risolve i problemi prima che si presentino. Studiare, fermarsi a riflettere e a digerire non è più attuabile in questo mondo che ci chiede di essere presenti in molti luoghi e in molti modi contemporaneamente.

Ma forse, noi che abbiamo amato libri e autori, che abbiamo coltivato la passione per qualcosa, siamo semplicemente turbati dal fatto che quelle conquiste culturali possano in un futuro prossimo non avere più custodi e che i confini del nostro sapere si riducano, si slabbrino e perdano definizione. Chi o cosa soppianterà il nostro mondo? Quali barbari invasori si approprieranno del nostro territorio? Come immaginare il mondo senza Dante e Catullo?

Quello che gli studenti moderni hanno perso è la passione e la creatività. Ma sono sicura che abbiano guadagnato qualcosa in cambio, qualcosa che sarà ancora più prezioso in questa nuova epoca, qualcosa che noi della vecchia guardia non abbiamo e non conosciamo. Qualcosa che non sappiamo vedere e che tantomeno sa vedere il nostro sistema scolastico.

Qualcosa di nuovo e sconvolgente preme sui nostri confini e spazzerà via tutto quello che crediamo sia prezioso, che ci piaccia o no.

Né Leopardi, né Alfieri.ultima modifica: 2015-09-27T16:41:56+00:00da sadsab

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